Questo viaggio non è cominciato il 18/07/2003 ma molto prima. Quando ero piccolo infatti, e viaggiavo con i miei in roulotte, ci capitava ogni tanto di incrociare lungo la strada i primi cicloviaggiatori che arrancavano per le salite del nord Europa carichi di bagagli e, fin da allora, ho cominciato a sognare un viaggio così ma poi per un motivo o per l'altro non ero mai riuscito a mettere in pratica i miei propositi. Nell'autunno del 2002 però stavo attraversando un brutto periodo, avevo una gran voglia di stare solo e al contempo di tenere la testa impegnata per non pensare troppo. Le 2 cose non sono sempre facili da conciliare ma poi ho avuto un'idea: preparare un viaggio in bici avrebbe raggiunto entrambe gli obbiettivi quindi decisi di imbarcarmi in questa storia.
Andare in bici mi era sempre piaciuto ma non ero proprio un patito, mi piaceva fare un po' ti strada ogni tanto ma non avevo mai fatto più di 70 Km al giorno e poi per via del fatto che avevo sempre vissuto in pianura non avevo alcuna esperienza di ciclismo in montagna. Unitamente a questo non avevo mai viaggiato con i bagagli e non avevo nessuna conoscenza delle attrezzature necessarie. Decisi che durante l'inverno mi sarei dedicato più alla preparazione del viaggio dal punto di vista logistico, e con l'arrivo della primavera e del bel tempo mi sarei dedicato alla preparazione fisica.
La scelta della destinazione
Chiariamo un concetto: avevo già girato gran parte dell'Europa e qualunque destinazione avessi scelto sarebbe probabilmente stata un doppione di cose già viste, questo viaggio doveva essere fatto non per vedere qualcosa di nuovo ma per vederlo in modo nuovo, per fare un viaggio in bici, gustarmi la preparazione, la pedalata e possibilmente anche la riuscita. La prima destinazione a cui ho pensato è stata Barcellona, a prima vista mi sembrava la destinazione ideale, non dovevo superare passi alpini esagerati e la strada , snodandosi in gran parte per zone molto turistiche, era disseminata di campeggi (la scelta del campeggio non era mai stata in discussione, mi piace troppo come stile di vacanza) che mi avrebbero dato la possibilità di fermarmi dovevo volevo. Ho cominciato a guardarci un po' meglio e mi sono accorto che era un po' troppo lontana, il conto dei Km era un po' alto visto che un altro dei punti fermi era il fatto che avevo solo le due settimane canoniche di ferie. Per scegliere qualcosa di più vicino allora ho provato a guardare verso Vienna ma mi è bastato dare un'occhiata alle cartine per vedere che forse c'erano troppe montagne in mezzo per la mia scarsa preparazione. Adesso come adesso Vienna è una destinazione che rivaluterei, ultimamente ho letto che ci sono ottime ciclabili che allungando un po' la strada permettono di raggiungerla senza superare enormi dislivelli. Un buon compromesso diventava a questo punto Parigi, ho cominciato a fare un po 'di conti e mano a mano che andavo avanti la cosa sembrava sempre più fattibile. Mi risultavano circa 1200 Km il che voleva dire 100 Km al giorno (media che preventivavo di essere in grado di sostenere con adeguata preparazione) per 12 giorni, 2 giorni per il rientro in treno e mi rimanevano ancora 3 giorni per eventuali imprevisti. Le montagne c'erano, ovviamente, ma alla fine non era come per Vienna un saliscendi continuo, qui si trattava di superare un solo passo per quanto alto o difficile. Infine la Francia era un paese che conoscevo abbastanza bene, con una buona concentrazione di campeggi e con un certo riguardo nei confronti dei ciclisti. La scelta era fatta: Parigi.
La scelta dell'itinerario
Come ho già detto non ero e non sono un ciclista da montagna quindi la scelta dell'itinerario si è basata su un criterio tutt'altro che nobile ma molto efficace: qual'è il punto più facile in cui passare le alpi con direzione Parigi? Mi sono documentato con alcune cartine e su internet, soprattutto sul sito www.salite.ch e la scelta è stata abbastanza facile: il Piccolo San Bernardo. Inoltre circa a metà della salita, nel paese di La Thuile, c'era un campeggio che mi avrebbe permesso di spezzare a metà la salita e di farla in due differenti giornate se ce ne fosse stato bisogno. Anche questa scelta era fatta. A questo punto mi sono procurato un atlante stradale della Francia e uno del nord Italia, mi sono fatto fotocopie di tutte le pagine potenzialmente interessate dall'itinerario e le ho attaccate insieme con il nastro adesivo in modo da avere un'unica grande carta in una scala decente su cui lavorare e poter poi staccare di nuovo tutte le pagine per poterle inserire nella tasca porta-cartine della borsa frontale della bici. Fatto questo ho tracciato su questa grande carta (occupava tutto il pavimento del salotto ma vivendo solo nessuno protestava) 2 linee rette, una da Suzzara al Piccolo San Bernardo e l' altra dal Piccolo S.B. a Parigi. Grezzo ma efficace. Fatto questo ho preso alcune guide di campeggi che mi erano rimaste dai tempi dei giri in roulotte e ho cominciato a segnare tutti quei campeggi che non si scostavano troppo dalle 2 linee rette. E' subito parso evidente che in Francia ce n'era un numero tale per cui avrei potuto giostrarmi bene la tappe, nei primi giorni invece sarebbe stato più complicato, in particolare le prime 2 tappe sarebbero dovute essere per forza Cremona e Vigevano pechè non c'erano altri campeggi in zona in cui dormire. Visto che la prima tappa inoltre sarebbe stata di soli 70 Km sarei potuto partire al pomeriggio una volta finito il turno al lavoro guadagnando così un giorno. Fissate le prime 2 tappe ho fatto un po' di conti e redatto 2 possibili itinerari diversi, uno con tappe mediamente più brevi e quindi più giorni impiegati e l'altro con tappe più lunghe e ovviamente meno giorni. Durante il viaggio avrei poi deciso quale seguire a seconda degli eventi e delle condizioni.
La scelta della bici
Nel 2002 era molto più difficile che non adesso reperire informazioni (soprattutto in italiano) sulle attrezzature necessarie per un viaggio simile. Ho cercato di informarmi il più possibile ma ho raccolto solo un gran numero di pareri troppo discordanti fra di loro per poter darmi delle risposte così solide da giustificare l'acquisto di una bici nuova. Da soli i due grandi argomenti di discussione della forcella rigida o ammortizzata e delle ruote da 26 o 28 erano sufficenti a far perdere la testa a chiunque. D'altra parte anche al giorno d'oggi c'è il viaggiatore che preferisce la MTB e quello che ama la bici da corsa quindi la questione non ha una risposta precisa, dipende molto dall'itinerario e ancor più dai gusti personali. Appurato che non avevo appurato niente ho deciso di tenermi la bici che avevo, almeno avrei risparmiato un po' di soldi. Per la cronaca la bici in questione era un vecchio ibrido con telaio in acciaio e geometria tipo MTB ma con ruote del 28 e forcella rigida. La componentistica sebbene obsoleta era di gamma medio-alta e perfettamente funzionante, i rapporti disponibili 18. L'unica modifica di cui aveva palesemente bisogno era un portapacchi più serio di quello che aveva. Altre piccole modifiche sarebbero poi venute con le prove su strada ma ancora non lo sapevo. Nel cercare un portapacchi mi sono poi accorto che non era così facile trovarne uno che si adattasse a quel telaio così strano e alla fine mi sono visto costretto ad adattare artigianalmente il suo originale. Oggi cercando su internet e comperando online (spesso all'estero) si può trovare quasi di tutto. Sono passati solo 6 anni ma sembrano molti di più.
La scelta dell'attrezzatura
Scegliere l'attrezzatura nel mio caso voleva dire scegliere le borse della bici e il necessario per dormire, come primo viaggio non avevo intenzione di pensare anche ad attrezzarmi per mangiare, mi sarei arrangiato lungo la strada. Per quel che riguarda le borse vale lo stesso discorso del portapacchi, su internet all'epoca si trovava veramente poco e Mantova è una piccola città quindi alla fine non ho avuto molta scelta. Per la borsa anteriore con portacartina ho preso l'unica che ho trovato, di una marca assolutamente sconosciuta che ora non ricordo ma ha assolto bene al suo compito. Anche per le borse posteriori ho comprato le uniche che ho trovato, una coppia di borse con bauletto sovrapponibile e staccabile della Ferrino. Date per impermeabili ho però preferito dotarle di un' ulteriore protezione adattando un coprizaino da montagna a copriborse (per questo devo ringraziare mia mamma e le sue doti di sarta). Devo dire che hanno assolto egregiamente al loro compito nel senso che le volte che ho pedalato sotto la pioggia battente non una goccia d'acqua è filtrata. Ciò nonostante sicuramente esistono prodotti migliori in commercio che adesso ci si può procurare abbastanza facilemente quindi a chi deve comprare adesso consiglio Vaude od Ortlieb. Per dormire ero già parzialmente attrezzato avendo già fatto campeggio. Avevo un sacco a pelo leggero ultracompatto della McKinley veramente perfetto. Per il materassino ho optato per uno normalissimo in poliuretano che costa 2 lire, è leggerissimo e con il taglierino l'ho anche potuto stringere di un paio di cm perchè si adattasse perfettamente alle misure del bauletto ferrino. Puntavo a viaggiare con le sole borse posteriori (e relativo bauletto) senza niente fuori che fosse d'impiccio. La tenda invece ho dovuto acquistarla. Dopo alcune ricerche ho optato per il modello Single della Bertoni Tende, una specie di sarcofago che si è rivelata veramente ottima anche sotto la pioggia battente, punti dolenti la scomodità dell'entrata e lo spazio così esiguo che non potevo mettere tutti i bagagli dentro ma dovevo lasciarne una parte sulla bici. Punti di forza: peso, dimensioni da chiusa e prezzo. A livello di tenda avendo tempo per cercare e soldi da spendere si può trovare di tutto sul mercato.
Un po' di allenamento
Dico la verità: mi sono comprato un libro sull'allenamento nel ciclismo, ho letto la prima pagina e poi l'ho messo via a prendere polvere. Non sono tipo da cardiofrequenzimetro, contapedalate, tabelle di valutazione delle prestazioni e integratori energetici. Senza nulla togliere all'utilità che possono avere queste cose per gli appassionati o gli addetti ai lavori io volevo divertirmi, non deovevo fare il Tour de France, sapevo già che avrei tenuto una media scarsa, che avrei fatto tutte le soste che volevo in salita e che quindi avrei dovuto allenare molto di più il soprasella che le gambe. Chiarito questo non mi rimaneva altro da fare che pedalare, pedalare e ancora pedalare. Fortunatamente questa cosa mi è sempre piaciuta e così quando è arrivata la bella stagione ho cominciato ad uscire con regolarità. Ai primi di marzo ho cominciato con 30-50 km al giorno a seconda del tempo che avevo, poi, allungandosi le giornate e cominciando a sentirsi i risultati, sono andato progressivamente aumentando. Ai primi di giugno mi sono impegnato a simulare il viaggio nel senso che ho cercato di percorrere 1300 Km in 13 giorni, è andato tutto bene, simulazione riuscita. Ho anche progettato un'uscita in montagna per vedere di riuscire a percorrere il dislivello che mi era richiesto in un unico giorno cioè circa la metà della quota del Piccolo San Bernardo. Anche questa mi è riuscita anche se con molta fatica. Alla fine di giugno avevo percorso quasi 5000 Km (tanto per dare un'idea alcuni miei colleghi cinquantenni che facevano ciclismo da corsa a livello amatoriale nello stesso periodo ne avevano fatti il doppio) e mi sentivo abbastanza pronto. L'allenamento mi è servito anche per mettere un po' a punto la posizione in sella e un po' di equipaggiamento. Ho comprato un reggisella ammortizzato ma l'ho scartato quasi subito, era di scarsa qualità e aveva troppo gioco, mi dava fastidio. Ho fatto varie regolazioni sulla sella e sul manubrio prima di trovare la posizione ideale e ho anche sentito la necessità di aggiungere gli "spinaci" o "corna" o "prolunghe" sul manubrio (originariamente dritto) che dir si voglia per poter cambiare un po' posizione anche perchè spesso per riposare braccia e mani vado senza mani appunto ma con le borse è molto più difficile quindi meno consigliabile. Nello stesso senso ho sentito la necessità di portare i guantini imbottiti, cosa che prima non avevo mai fatto ma dopo 100-120 km le botte sulle mani si sentono se non li hai. La cosa che mi ha dato più problemi sono stati i piedi. Sulle tappe lunghe dopo 70-80 km cominciavano a farmi male le piante a forza di schiacciare sui pedali allora ho provato a cambiare i pedali ma niente. Ho provato a comprare un paio di scarpe da cicloturismo con la suola semirigida invece delle mie solite normali scarpe da ginnastica con cui pedalavo di solito. La situazione è migliorata leggermente ma avevo ancora problemi. A questo punto mi sono deciso a provare gli attacchi, cosa che non volevo fare perchè nel traffico mi davano poca sicurezza. Le scarpe da cicloturismo che avevo comprato avevano la predisposizione e le placchette in dotazione quindi ho dovuto comprare solo i pedali. E' stato come cambiare dal giorno alla notte, c'è voluto un po' di tempo per abituarsi e per trovare la giusta posizione della placchetta per non risentirne sulle ginocchia ma le piante dei piedi non mi hanno più dato nessun problema. Direi che anche questa fase della preparazione è stata interessante.
Il viaggio
Come avrete già capito questo è un viaggio abbastanza inusuale, è solo la conclusione di ciò che c'è stato prima. Non ho visto chissà quali posti indimenticabili e non posso dirvi molto, è stato più un viaggio interiore, una sfida con me stesso e la realizzazione di un piccolo sogno. Cercherò comunque di scrivere come è andata.
18/07/2003
Per lavoro aggiusto macchine utensili, lo faccio con passione e il lavoro mi piace. Oggi stiamo cambiando i cuscinetti ad un motore CC che pesa 400 kg. Ci stiamo lavorando in 3: io, un mio collega e il mio capo. Per me sono molto più che colleghi e molto più che amici, mi hanno insegnato un lavoro e ogni giorno mi fanno sentire in officina come se fossi a casa. Io dovrei staccare alle 14.00 loro invece devono andare avanti fino alle 17.00. L'altro collega, quello che mi dovrebbe dare il cambio alle 14.00, è ammalato quindi so che li lascerò soli a sbrigarsela ma oggi devo proprio andare. Di solito non faccio storie quando ci sono da fare un po' di straordinari e non mi tiro mai indietro quando c'è da dare una mano ma oggi proprio non posso. Suona la sirena delle 14.00 e tutti danno per scontato che io mi fermi e continuano a lavorare perchè siamo un po' sul difficile. Passano cinque minuti, ne passano dieci e io sono sempre più impaziente, al primo momento buono lo dico "Capo io devo andare!"-"Cua gh'et?"-"Capo me g'ho d'andà"-"No te ta stè chè"-"No capo me g'ho d'andà". Mi guarda un po' storto, ma è lo stesso capo che mi ha dato le 3 settimane di ferie per andare in Islanda e che me ne darà 3 per andare in Patagonia quando nessuno si fa 3 settimane attaccate. Mi augura buon viaggio anche se non sa dove devo andare. Saluto tutti ed esco. Corro a casa, doccia per togliere l'unto dell'officina e partenza. L'emozione è tanta anche perchè parto proprio da casa, non c'è un aereo da prendere o un treno da perdere, saluto i miei, chiudo il cancellino del vialetto e parto. La prima tappa è tutta su strade conosciute. Essendo solo di 77 Km ho deciso di partire il venerdì pomeriggio finito il turno per guadagnare un giorno di viaggio. Attraverso tanti posti che ho attraversato mille volte ma questa volta la destinazione è molto più lontana e l'emozione molto più grande. La tappa scorre via tranquilla, prima il Po poi l'Oglio poi tanta pianura fino a Cremona. Chiedo un po' di informazioni per trovare il campeggio e mi sistemo. In campeggio c'è una coppia di donne cicloturiste sui 45 anni straniere. Un po' mi stupisco perchè non è così facile vedere cicloturisti in Italia, è molto più facile vederne in nord Europa, incredibilmente saranno gli unici cicloturisti che incontrerò fino a Parigi. Mangio al ristorante del campeggio e vado a dormire.
19/07/2003
Oggi mi aspettano circa 120 Km tutti in piano fino a Vigevano. Il primo tratto, fino a Pavia, è su una strada statale che prevedo abbastanza trafficata invece mi sbaglio, passa giusto un mezzo ogni tanto e ho anche il tempo di godermi un po' il panorama che non è molto diverso da quello della zona dove abito ma comunque mi piace molto. Attraverso Pavia un po' di corsa ma mi colpisce abbastanza, adesso non ho tempo di fermarmi ma un giorno bisogna che ci torni. Dopo Pavia mi infilo per le stradine basse del parco del Ticino e qui è veramente una goduria, non passa un cane e il panorama merita decisamente. Arrivo a Vigevano e trovo il campeggio quasi subito, è molto ben segnalato. Purtroppo è orario di chiusura della reception così mi tocca aspettare. Quando apre mi piazzo e vado a fare un giro veloce in centro, mi guardo un po' attorno ma soprattutto cerco un supermarket per acquistare un po' di viveri per il giorno seguente. Torno alla base, mangio una pizza nella pizzeria appena fuori dal campeggio e me ne vado a nanna.
20/07/2003
La notte è stata un incubo, il caldo insopportabile e un numero pazzesco di zanzare mi hanno torturato tutto il tempo. L'alba mi trova sveglio, fortunatamente ho già pagato il campeggio il giorno prima così sono libero di raccogliere in silenzio le mie cose e di partire. Alle 5.30 sono già per strada. Il primo pezzo di strada si snoda in mezzo alle risaie, mi volto e vedo in distanza un folto gruppo di persone tutte in fila con i piedi a mollo chini nelle risaie a fare non so quale lavoro. Decido di fermarmi un attimo ad osservarli meglio, dopo un attimo una ragazza del gruppo alza la testa e mi vede. Chissà cosa avrà pensato: ma guarda questo imbecille che si alza alle 6 di mattina per mettersi a pedalare con 15 Kgdi bagagli sulla bicicletta invece di stare a letto lui che può. Comincia a sbracciarsi per salutarmi allora io tiro fuori la mia stupidissima macchinetta fotografica usa e getta e mi appresto a scattare, a quel punto anche tutti gli altri della fila cominciano a sbracciarsi, è veramente emozionante, sembra un'immagine di altri tempi. Scatto la foto, saluto e mi appresto a ripartire, la ragazza mi urla qualcosa ma è troppo lontana e non capisco. Riparto senza sapere quello che ha detto. Non è la torre Eiffel o il Louvre, sono solo persone che lavorano in una risaia ma mi hanno lasciato ugualmente un bellissimo ricordo di momenti che non avrei mai vissuto se fossi passato a cento allora sull'autostrada invece che per questa stradina a cavallo della mia 2 ruote. Proseguo fra bei panorami soprattutto in prossimità del lago di Viverone, veramente bello. Arrivo a Settimo Vittone, anzi a Quincinetto, e passo davanti ad un campeggio che mi ero segnato sulla carta come possibile tappa, il prox è a Saint Vincent. Ci penso un po' su, fino a Saint Vincent mancano ancora circa 30 Km con l'ultimo pezzo in salita e oggi ho già fatto più di 100 Km ma le gambe stanno ancora bene e ho il vento dietro quindi decido di proseguire. Proseguendo per la valle il fento a favore diventa sempre più forte e salgo che è un piacere. Fra il fatto che son partito così presto e che il vento mi ha dato una mano faccio in tempo a guardarmi l'ultimo pezzo del Gran Premio di formula 1 nella sala TV del Campeggio nonostante oggi abbia fatto ben 140 Km.
21/07/2003
Prima di partire do un'occhiata alla carta come sempre. Decido di evitare la statale fin dove possibile. Scendo da Saint Vincent fino al fondo valle e riesco a stare abbastanza defilato sulle stradine che corrono parallele all'autostrada e alla statale. Faccio un po' di saliscendi e attraverso un sacco di bei paesini ma le indicazioni fanno veramente pena. Ovviamente sono fatte a misura di auto e tutte le indicazioni per Aosta ti rimandano sulla statale. Riesco ad arrivare a pochi Km da Aosta quando mi perdo ad un incrocio con 5 stradine e neanche un'indicazione, le provo un po' tutte ma niente da fare, mi tocca tornare sulla statale. La prendo e dopo 2 km diventa a doppia corsia, non proprio il massimo per un cicloturista con bagagli vedersi sfrecciare le macchine in quel modo a 50 cm di distanza. Accelero il passo e ne esco prima possibile. L'attraversamento di Aosta è un po' difficoltoso soprattutto per il traffico e perdo un po' di tempo. Esco da Aosta sulla statale che dopo la città è molto meno trafficata, decido quindi di percorrerla. Arrivo a Pré St Didier e anche qui passo davanti ad un campeggio che avevo segnato sulla carta come possibile tappa. Mi fermo un attimo a riflettere. Oggi ho fatto solo una sessantina di Km e poi se oggi non faccio mezza salita verso il passo domani me la dovrò fare tutta. Decido di proseguire e sto giusto ripartendo quando comincia a cadere qualche goccia. Attraverso la strada e mi infilo nel campeggio. Non faccio in tempo ad entrare che comincia a piovere a dirotto e la temperatura si abbassa moltissimo. Il campeggio sembra deserto ma ad un certo punto esce un ragazzo che mi apre il bar del campeggio. E' il gestore, gli spiego che mi sono infilato li solo per proteggermi dalla pioggia e cominciamo a fare due chiacchere. Anche lui va in bici e mi fa vedere il suo supermezzo, io sfodero il mio superbidone automodificato e lui mi risponde che in montagna non conta la bici ma solo le gambe. Questo ragazzo mi sta simpatico, peccato che non sappia che io non ho nemmeno quelle. Mi fermo ancora un po' e nel frattempo smette di piovere ed esce un pallido sole allora gli chiedo un consiglio visto che lui ha più esperienza del clima di questi posti. Cosa mi conviene fare: provare ad andare avanti rischiando di lavarmi o fermarmi a dormire qui da te e ripartire domani? Ma no, vai tranquillo è stato solo un piccolo temporale, è già tutto finito. Bè in fondo è stato onesto, con questo consiglio ha perso un cliente. Riparto e dopo 2 Km vien giù il finimondo. Mi è sempre rimasto un dubbio: non stavo simpatico al tipo o si è proprio sbagliato? Arranco per il primo pezzo di salita quando per fortuna incontro una breve galleria. Di solito le gallerie in bici sono veramente terribili ma questa è molto corta, ben illuminata e dotata di marciapiede quindi decido di salire sul marciapiede e fermarmi un attimo a mettere il copriborsa alle borse e a tirare un po' fiato. Procedo sul marciapiede fino alla fine della galleria e poi di nuovo fuori sotto una pioggia battente. Incontrerò altre 3 piccole gallerie che mi permetteranno di riprendere fiato da qui a La Thuile. Arrivo a La Thuile e smette di piovere. Io sono bagnato come un pulcino quindi arrivo in campeggio, piazzo la tenda e per prima cosa mi cambio e metto tutto ad asciugare. Per fortuna esce un timido sole e verso sera è tutto asciutto. Vado a cena in paese poi a nanna che domani è dura.
22/07/2003
Sveglia e partenza in salita. Comincio a salire quando vedo sull'asfalto una lumaca che prova ad attraversare la strada, rifletto sul fatto che almeno lei va più piano di me e mi diventa immediatamente simpatica poi è proprio bella e molto più grande di quelle che girano dalle mie parti così fermo la bici per metterla in salvo sul prato. Proprio in quel momento sopraggiunge un'auto e no-no-no Ok, schivata di un pelo. La prendo la sposto e riparto, ma c'è qualcosa che non mi torna, sull'asfalto ci sono centinaia di macchie verdi e marroni che prima non avevo notato. Collego subito la cosa e guardo meglio, sono centinaia di lumache schiacciate, non avevo mai visto niente di simile, la quantità di cadaveri è veramente impressionante. E' una cosa veramente triste. Mi chiedo quanto durerà quella che ho appena salvato. Proseguo la mia marcia senza apparente difficoltà per i primi 5 Km poi il crollo. Di botto non ce la faccio più ma sapevo che sarebbe successo quindi la prendo con filosofia e non mi abbatto, alla cima mancano solo 8 km quindi anche dovessi farli tutti a piedi spingendo in 2 ore sarei su e ho tutta la giornata davanti. Un po' in bici e un po' a piedi arrivo a quota 1850 dove trovo un rifugino carino, mi fermo a bere qualcosa di caldo e poi riparto con calma. soffrendo un po' arrivo in cima e decido di fermarmi a fare una foto sotto il classico cartello della quota del passo. Non faccio in tempo a scendere dalla bici che mi vengono incontro due persone facendomi festa come se fossi Coppi. Complimenti, è arrivato fino qui in bici, da dove viene? Dove va? e chiaccherando salta fuori che sto andando a Parigi e che sono partito da Mantova. Non fanno in tempo a sentire la parola Mantova che si illuminano, salta fuori che sono mantovani anche loro, per la precisione di Sabbioneta e allora mi fanno ancora più feste e come nella migliore tradizione della bassa mi invitano a cena alla festa de L'Unità di Suzzara per il primo di Agosto visto che loro sono li per ascoltare la loro orchestra di liscio preferita. Purtroppo però io non ho nessuna certezza di riuscire a tornare per il primo di Agosto quindi mi tocca declianare l'invito. Non li ho più visti ma i loro complimenti mi sono rimasti nel cuore. Potere della bicicletta. Ci facciamo una foto insieme e poi riparto, voglio arrivare ad Albertville. Mi godo la discesa sempre troppo corta e poi proseguo quasi in piano fino a Moutiers. Qui mi perdo di nuovo, la strada principale per Albertville è a 4 corsie ed è vietata alle bici ma le strade secondarie non sono minimamente segnate quindi continuo a fare tentativi macinando Km e dislivelli, mi fermo a chiedere informazioni ma mi danno dritte sbagliate perfino all'ufficio del turismo. Mi dicono che esiste una ciclabile e mi danno una cartina, le do un'occhiata e tiro subito una riga sulla ciclabile visto che si inerpica per la montagna come una mulattiera e che, mi dicono, non è nemmeno completamente asfaltata. Alla fine procedendo per tenativi trovo una vecchia strada che passando per una orribile zona industriale mi permette di tagliar fuori la strada a 4 corsie e di sbucare parecchio più avanti dove posso prendere la vecchia strada per Albertville che costeggia il fiume in fondo valle. Ho però perso parecchio tempo e allungato la strada. E' la prima volta che arrivo a destinazione stanco.
23/07/2003
Parto da Albertville e subito mi infilo in stradine basse per evitare la strada principale veramente troppo trafficata. Il percorso è facile e tranquillo ma mi aspetto qualche problema, un po 'perchè devo attraversare Chambery e un po' perchè la tappa di oggi sebbene tutta in piano prevede un bel po' di Km. Arrivato a Montmelian comincio ad incontrare indicazioni per la ciclabile per Chambery. La seguo e non mi lascerà più fino quasi sul "lac du Bourget", attraverso Chambery come una scheggia senza sbagliare strada nemmeno una volta e senza dovermi mai fermare a chiedere informazioni. Le indicazioni erano veramente perfette. L'imprevisto è però in agguato. Oltrepassato l'aeroporto di Chambery prendo la strada principale che costeggia il lago, fra qualche km dovrei incontrare una galleria che do per scontato di poter percorrere. Mai dare niente per scontato. Rggiungo la galleria e c'è un bel cartello di transito vietato alle biciclette, sbircio un po' dentro per vedere com'è la situazione: l'illuminazione è veramente triste e non c'è il marciapiede. Avessi saputo così mi sarei organizzato in modo diverso, avrei preso un'altra strada o avrei previsto una tappa più breve ma adesso sono qui e voglio arrivare dove mi ero prefissato. Giro quindi la bici e torno indietro di qualche km dove comincia la salita per il Col du Chat per passare sopra al colle invece che dentro. La salita è solo 4 Km ma con una pendenza media del 10%. Forse per qualcuno di voi non sarà molto ma per me che come ho già detto non sono un ciclista da montagna e vengo da un passo alpino si rivela abbastanza dura. Per fortuna a metà strada c'è un chisco dove posso fermarmi un attimo a tirar fiato e a bere qualcosa di fresco. Arrivo in cima e comincio la discesa. Ormai è tutta in piano fino al campeggio ma a pochi km dall'arrivo le gambe mi mollano. Non ce la faccio proprio più, per la prima e unica volta mi sfiora l'idea di fermarmi nel punto in cui sono e di piantare la tenda al margine della strada ma tengo botta e arrivo al campeggio. Alla fine della giornata i km sono 140 e io sono proprio bollito. Il campeggio è abbastanza fuori dal paese ma per fortuna nelle vicinanze c'è una zona ricreativa sul fiume attrezzata con un po' di servizi fra cui una pizzeria. Certo per un italiano mangiare la pizza francese è veramente triste ma ho una fame da lupo e non ce la faccio proprio a prendere la bici per andare in paese a cercare di meglio. Mangio la prima pizza ma non mi basta così ne ordino una seconda. Intanto che aspetto sono lì che rifletto sul fatto che in fondo me la sto cavando abbastanza bene, ho già passato le Alpi, sono in prefetto orario sulla tabella di marcia e ho ancora del bonus per eventuali imprevisti. Intanto che rifletto arriva un tipo e si siede al tavolo vicino al mio. Ha una maglietta che si nota e allora leggo cosa porta scritto sulla schiena: "Giro del mondo in bici 2001-2002". Adesso la giornata è proprio finita. Mi mangio la seconda pizza e poi a nanna.
24-26/07/2003
Ormai il tratto più difficile se ne è andato, queste tre tappe filano via liscie come l'olio in mezzo ai saliscendi della Francia. Mi godo panorami indimenticabili per strade spettacolari. Il traffico non è nemmeno paragonabile a quello che ho incontrato nei giorni scorsi e anche quando resto su qualche strada "principale" è comunque abbastanza larga da permettermi di pedalare in tutta tranquillità.
27/07/2003
Mi sveglio verso le 5.00 a causa del rumore della pioggia sulla tenda, mi sa che oggi non si va da nessuna parte ma in fondo non è male, meglio prenderla qui al calduccio nella tenda che per strada in bicicletta, ne approfitterò per riposarmi un po'. Alle 7.30 mi arriva un sms di mio papà che ama darmi il buongiorno accompagnandolo con le previsioni meteo: stai tranquillo che hai il sole tutt'oggi. Gli chiedo se le previsioni le ha fatte il mago Forrest e torno a girarmi nel sacco a pelo. Alle 8.30 sono già stanco di starmene rinchiuso e comincio a scalpitare ma la pioggia è ancora torrenziale quindi tiro fuori il libro che mi ero portato per queste evenienze (la guida del Marocco per il prossimo viaggio) e comincio a leggere. Alle 10.00 la pioggia cesa improvvisamente e alle 10.30 il cielo è blu a pecorelle con ampie schiarite. ieri sera ho fatto fatica a trovare qualcosa da mangiare in questo piccolo paese così decido di partire per arrivare almeno fino ad Auxerre che è una città molto più grande e che dista solo 25 Km. Se poi dovesse ricominciare a piovere potrei fermarmi li visto che c'è anche un campeggio e avrei qualche possibilità in più di svago per il resto della giornata. Parto ed arrivo ad Auxerre senza problemi, il cielo continua ad essere come l'avevo lasciato e decido di proseguire. Attraverso la città con qualche difficoltà a causa del traffico e impiego un po' più del previsto. Esco da Auxerre con un tratto nel bosco in leggera discesa che gira dietro una collina. Esco dal bosco e dietro la collina il panorama si apre su di un cielo plumbeo che promette molto male. Due Km dopo comincia a piovere a catinelle e non smetterà più fino all'arrivo. Arrivo al campeggio, mi piazzo e dopo un po' smette di piovere ma il cielo resta veramente minaccioso. Aspetto ma non migliora quindi decido di non prendere la bici per andare in paese a cena (il paese dista dal campeggio alcuni km) ma di arrangiarmi e di mangiare quelle poche cose che avevo con me.
28/07/2003
Mi sveglio con una fame da lupo e parto subito sperando di incontrare presto un centro abitato dove fare colazione. Lo incontro dopo alcuni Km ma non riesco ad entrarvi. Proprio in mezzo all'unica strada c'è un grosso pastore tedesco che abbaia e ringhia non appena provo ad avvicinarmi. Aspetto un attimo sperando che passi una macchina o che sentendolo abbaiare esca il suo padrone ma niente da fare. E' veramente incredibile, sono le otto di mattina e non le due di notte ma non passa veramente nessuno. Dopo un quarto d'ora che aspetto il cane smette di abbaiare e si dirige nel giardino di una casa vicina dove noto una cuccia: allora è li che abita il bastardo, ma quando cavolo esce quel pirla del suo padrone, non lo sente abbaiare? Visto che si è spostato provo a ripartire ma appena se ne accorge torna fuori e mi corre incontro incazzoso come non mai. Io mi fermo e lui fa lo stesso continuando però a ringhiare e ad abbaiare. Il concerto va avanti un altro quarto d'ora fino a quando, finalmente, il suo padrone esce di casa e prova a calmarlo. Caso vuole che contemporaneamente arrivi un grosso camion. Ma non poteva arrivare prima? Quando lo vedo arrivare parto in modo tale da mettere il camion in mezzo fra me e il cane perchè ho avuto l'impressione che il padrone non abbia le palle per tenerlo a bada. Riusciamo a passare ma naturalmente il camion mi supera andando più veloce. Senza più la copertura il cane mi vede e, come previsto, si libera dalla presa del padrone, che avrebbe fatto meglio a comprarsi un coniglio invece di un pastore tedesco, e mi corre dietro. Comincia così un breve inseguimento ma ormai sono passato e la bici alla lunga vince sempre quindi finalmente riesco a raggiungere un forno dove fare un'abbondante colazione. Come appassionato ciclista mi è capitato spesso di essere inseguito da cani anche perchè quasi sempre lungo le strade basse delle mie zone i cani vengono lasciati liberi nelle corti di campagna e non appena vedono qualcuno passare gli si fiondano addosso, questo però mi ha dato veramente del filo da torcere. La tappa procede poi tranquilla fino alla zona di Fontainbleau, qui diventa più che tranquilla, diventa magnifica, percorro per buona parte il lungo Senna in mezzo a un verde rigoglioso e scorci idilliaci di paesini medioevali che non credevo esistessero più in questa zona. Arrivo a Melun veramente affascinato. Pianto la tenda ed esco subito per andare in città a cercare una cartina dettagliata dei dintorni di Parigi per pianificare la tappa di domani. Scopro che quello è il giorno di chiusura dei negozi a Melun e faccio veramente fatica a trovare una libreria fornita aperta ma alla fine ci riesco e il gentilissimo commesso sta a sentire il mio francese stentato fino a quando riusciamo a trovare una carta quasi perfetta. Dico quasi perchè la scala è ottima ma Melun è fuori cartina di qualche km quindi per il primo tratto dovrò arrangiarmi. Torno in campeggio e mi accorgo dell'affare che ho fatto. Avevo un po' di preoccupazione per il fatto di dover avvicinarmi ad una città di alcuni milioni di abitanti su percorsi adatti alla bici ma guardando la mia nuova carta mi accorgo che non dovrei avere grosse difficoltà, una strada segnata come "secondaria" costeggia tutta la Senna fino al centro. Decido che sarà quello il mio itinerario.
29/07/2003
Alla faccia della strada secondaria! Per i primi km dopo Melun il traffico è veramente terribile e non ho proprio tempo di godermi il paesaggio. Ad un certo punto però arriviamo ad un incrocio e tutti girano a destra verso l'autostrada, io invece tiro dritto per una stradina dove c'è un bel divieto d'accesso per le auto. Da qui in poi è stato tutto spettacolare fino a Parigi. Sinceramente è stato il tratto in cui mi sono goduto di più il fatto di essere in bici, ho attraversato zone bellissime che non credevo esistessero nella periferia di una città così grande. Nei miei appunti ho ribattezzato questa zona la Beverly Hills di Parigi perchè stupende ville d'epoca con giardini lussureggianti si affacciano sulla Senna nella tranquillità più assoluta. E' la quarta volta che vengo a Parigi ma non credevo ci fosse un posto così e devo ringraziare solo la bici per avermelo fatto scoprire. La tappa procede bene anche se ad un certo punto mi accorgo che il conta km segna velocità zero. Probabilmente è la batteria del trasmettitore un po' scarica infatti per tutto il resto della tappa il segnale va e viene quindi il dato sul chilometraggio di oggi non è molto affidabile. Le indicazioni sono decisamente scarse ma la mia carta è così dettagliata che non ho problemi, anzi semmai qualche volta ho il problema opposto nel senso che la scala è così piccola (1/53000) che a volte credo di essere in un punto sulla carta e invece sono già molto più avanti. Soltanto a qualche Km dall'arrivo ho avuto un piccolo problema a causa di alcuni lavori in corso che mi hanno fatto fare una deviazione inaspettata. Per fortuna passava di li un ciclista francese, l'ho fermato per chiedergli alcune informazioni e lui si è gentilmente offerto di accompagnarmi per un pezzo. Arrivo con lui fino Bois de Vincennes, ormai è fatta. Lo ringrazio tanto e ci salutiamo. procedo fino a Porte de Bagnolet e mi sistemo nell'ostello d'Artagnan. A Parigi avevo deciso di non andare in campeggio perchè c'ero già stato ed è veramente terribile quindi ho optato per l'ostello e prima di partire mi sono informato su quale andare. Arrivo che la reception è chiusa per la pausa pranzo. Quando apre alle due chiedo se c'è un posto sicuro dove lasciare la bici. Prima mi dicono di no poi insisto e me la fanno mettere in una sala TV comune che ad ore precise viene aperta per permettere agli ospiti dell'ostello di guardare la televisione, mi fanno però capire anche che una volta messa li non posso chiedere di prenderla e riportarla quando voglio perchè loro non sono disposti ad aprire e chiudere la sala fuori degli orari previsti. Io avevo già in programma di muovermi con la metro e quindi accetto, sempre meglio che lasciare la mia bici in strada.
30-31/07/2003
Parigi già la conosco quindi non sto qui molto, l'unica cosa che sono curioso di andare a vedere è La Villette. Ci vado ma la trovo un po' deludente anche se c'è una interessante mostra temporanea sul Titanic. Per il resto mi faccio qualche giro per Parigi andando a zonzo senza obbiettivi precisi. Il pomeriggio del 31 vado alla Gare de L'Est ad informarmi per il rientro in treno con bici al seguito. Prima di partire mi ero già informato sul sito delle ferrovie tedesche che permette di fare ricerche per itinerari con bici al seguito in tutta Europa e avevo già un itineratio preciso pronto, dovevo solo comperare il biglietto. Arrivo e già dai tabelloni capisco che il treno che volevo prendere non trasporta le bici. A questo punto il mio itinerario salta e vado allo sportello per chiedere quale itinerario posso seguire. Le impiegate gentilissime mi spiegano che le informazioni che ho sono sbagliate (e io che mi fidavo della precisione tedesca) e che non ci sono treni a lunga percorrenza che dalla Francia vanno direttamente in Italia con bici al seguito. Mi indicano 2 possibilità: o, se voglio restare solo in Italia e Francia cambiare molte volte il treno con un itinerario lunghissimo o passare per la Svizzera partendo con un treno diretto da Parigi a Basilea e poi cambiare con un altro diretto da Basilea a Milano di cui però non conoscono gli orari e su cui non possono darmi garanzie. Opto per questa seconda ipotesi e compro il biglietto per il treno che il giorno dopo avrebbe portato me e la mia bici a Basilea.
1/08/2003
Sveglia all'alba e partenza, percorro i 6 Km che mi separano dalla stazione in una Parigi deserta e silenziosa come non l'avevo mai vista e ringrazio un'altra volta la mia bici per avermi dato questa possibilità. Arrivo alla stazione, carico la bici e partiamo. Arriviamo a Basilea in perfetto orario e io mi fiondo a leggere i tabelloni delle partenze. Il treno per Milano con trasporto bici parte fra soli 20 minuti, una bella fortuna ma mi devo sbrigare. In biglietteria non c'è fila e mi libero in fretta. Vado al binario giusto e scopro che in Svizzera le bici non vengono caricate sugli stessi vagoni dei passeggeri ma su un vagone a parte dove chiunque può caricare e scaricare. La mia cultura italiana mi impone di diffidare di questo, un sistema come questo in Italia non funzionerebbe mai, chissà quanti salirebbero con un rottame e scenderebbero con la bici migliore che c'è sul vagone ma siamo in Svizzera, un paese di cui ho ottimi ricordi e poi non ho altra scelta quindi carico la mia bici e mi dirigo verso un altro vagone. Incrocio però un vecchietto che con il suo carrellino carico gira per la stazione a vendere panini. Me ne offre uno ma io declino gentilmente l'offerta in Italiano. Allora mi dice che è italiano anche lui e che è emigrato tanti anni fa. Capisco che ha voglia di chiaccherare ,io ho un po' fretta ma 5 minuti posso fermarmi, è così felice di poter parlare con un italiano... La mia disponibilità è subito premiata, nel parlare salta fuori che il vagone con le bici non va fino a Milano ma che alla frontiera di Chiasso viene staccato e i soli passeggeri proseguono fino a Milano. Non ho tempo di informarmi ulteriormente, improvviserò! Ringrazio infinitamente il vecchietto e lo saluto, se non fosse stato per lui probabilmente ci avrei rimesso la bici. Partiamo e quando passa il controllore chiedo informazioni. La ragazza, gentilissima, mi spiega in francese che non è informata di questa cosa e che al confine con il canton Ticino lei scenderà e salirà un controllore svizzero ma di lingua italiana meglio informato sulle procedure al confine con l'Italia. Mi dice di chiedere a lui informazioni più dettagliate. Arriviamo in canton Ticino e, come promesso, sale questo controllore così chiedo a lui, mi spiega che l'informazione è esatta, il vagone viene staccato e il trasporto bici su quel treno è vietato fra Chiasso e Milano. Gli chiedo come posso fare, risponde che a Chiasso posso scendere scaricare la bici dal famoso vagone e metterla sul vagone dove sono adesso proprio in mezzo alla stretta corsia riservata al passaggio delle persone e che lui chiuderà un occhio. Evidentemente la cultura italiana ha valicato le Alpi. Al confine procedo come mi ha consigliato. Da qui in poi il viaggio è senza storia. A Milano cambio treno e prendo un locale con trasporto bici fino a Mantova dove i miei sono venuti a prendermi in auto per gli ultimi 20 Km.
Conclusioni
Esperienza incredibile assolutamente da rifare. La fase preparatoria non è stata certo meno interessante del viaggio, sia dal punto di vista logistico che da quello della preparazione fisica. Forse qualcuno di voi obbietterà che non ho lasciato abbastanza al caso e mi sono perso un pezzo di avventura. Personalmente trovo molto interessante e divertente preparare i viaggi in ogni dettaglio, se poi si vuole improvvisare lo si può sempre fare in corso d'opera. Inoltre questo era il mio primo viaggio in bici quindi prepararlo nei dettagli mi ha dato una certa sicurezza. Alla fine del viaggio il conta km segnava 1198 ma l'ultima tappa non funzionava bene quindi credo di aver raggiunto la soglia dei 1200 in 12 giorni con una media di 100 km al giorno che, con il senno di poi, giudico corretta per un viaggio tipo il mio fatto, per così dire, un po' di corsa, ma un po' eccessiva per qualcuno che vuole fermarsi più tempo e godersi un po' più a fondo i luoghi che attraversa. Ovviamente questa è una valutazione soggettiva che dipende molto dalla preparazione fisica del singolo viaggiatore. La parte che mi ha colpito di più sono state proprio le ultime 2 tappe a ridosso di Parigi, quello è stato il momento in cui ho sentito più forte la differenza fra il viaggiare in auto e il viaggiare in bicicletta ed è stato veramente entusiasmante. Consiglio a tutti quelli che leggono di valutare la possibilità di fare un viaggio in bici, anche breve, anche con piccole tappe, giusto per provare a cogliere i vantaggi di questo stupendo modo di viaggiare. Ultimamente sono nate molte agenzie specializzate in viaggi di questo tipo alla portata anche dei meno preparati, che curano in modo eccellente tutta la parte logistica e permettono di viaggiare sempre e comunque in asooluta sicurezza. Possono essere un buon punto di partenza. L'ultima osservazione vorrei farla sul viaggiare da soli. Era la prima volta che lo facevo ma io ho un carattere abbastanza taciturno e solitario e forse per questo non mi è assolutamente pesato e non ho mai sentito la mancanza di un compagno di viaggio. Nel caso voi non siate altrettanto "orsi" e sentiate la necessità del gruppo occhio a scegliere qualcuno con cui c'è molto feeling sia dal punto di vista ciclistico che logistico, al limite organizzate qualche uscita attrezzati di tutto punto per "testarvi" prima del viaggio. Avvertenza: dal punto di vista del cicloturismo ciò che avete letto è la cronaca di un cicloturista novellino che ha fatto un semplice viaggio ben 5 anni fa, molte cose da allora sono cambiate sotto tanti punti di vista, non prendete ciò che ho scritto come oro colato, prima di partire informatevi, informatevi ed informatevi ancora. In questi ultimi 5 anni le possibilità informative di internet sul cicloturismo sono cresciute enormemente. Sfruttatele fino in fondo.